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Dimora storica
Villa Galileo

La dimora storica di Galileo Galilei

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via del Pian dei Giullari, 42 - Firenze

Succede in Villa
4-26 maggio | Il senso delle stelle II: eventi tra Arte e Scienza

 

Villa Galileo è la dimora in cui il grande scienziato trascorse l'ultima parte della sua vita, confinato agli arresti domiciliari dalla condanna del Santo Uffizio del 1633. 

Parte di una tenuta denominata "il Gioiello", la Villa, dal 1920 Monumento Nazionale, appartiene al Demanio dello Stato, settore storico-artistico, in consegna all'Università degli Studi di Firenze, che, attraverso il Sistema Museale di Ateneo, cura il mantenimento e la valorizzazione della Villa e del resede con l'appezzamento di terreno dove era l'orto galileiano.

Restaurata nel 2006, la Villa ospita conferenze e seminari organizzati dai centri di ricerca e alta formazione che sorgono ad Arcetri, uniti dall'accordo denominato "Colle di Galileo".

Nell’ottobre del 2018, grazie ad un progetto promosso da Fondazione CR Firenze e dal ‘Il Colle di Galileo’ con il supporto del Museo Galileo e dell’Accademia dei Georgofili è stato inaugurato un nuovo allestimento con interventi che si sono concentrati sulla ricostruzione e sull’arredo di alcuni ambienti significativi: lo studiolo, la cucina e la cantina. Nel primo, uno dei luoghi più suggestivi del complesso, il mobilio è autentico, del Seicento o del secolo precedente, scelto da antiquari guidati anche dall’inventario della villa redatto nei tempi successivi alla morte di Galileo.

La cantine e la cucina erano locali intatti, ma totalmente privi di arredi. La loro ricostruzione, curata dall’Accademia dei Georgofili, si è basata su studi che hanno permesso di definire un’ipotesi verosimile del materiale e degli oggetti contenuti: le botti e il piccolo tino sono stati costruiti seguendo le tecniche di allora; altri contenitori sono oggetti di antiquariato. Fiaschi, brocche e bicchieri di vetro sono stati riprodotti attraverso i quadri dell’epoca, mentre un tavolo di legno e dei panchetti sono stati realizzati secondo stilemi tratti da rappresentazioni iconografiche coeve (approfondimenti su UnifiMagazine).

La Villa e il suo giardino raccontano ancora oggi gli studi scientifici, gli affetti familiari, le relazioni con gli allievi e la passione per le vigne di Galileo. 
Galileo affittò la Villa nel 1631, spinto dalla figlia Virginia, monaca - con il nome di Suor Maria Celeste - insieme alla sorella minore nel monastero di San Matteo, poco distante. Le figlie desideravano che il padre, ormai anziano, abitasse vicino. E, infatti, dalla finestra della stanza che scelse come studio, Galileo poteva vedere la vigna del convento delle sue figlie.

Dalla Villa partì, per la sua prima stampa nel 1632, il manoscritto del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, sequestrato dopo pochi mesi, e qui fu completata la sua ultima grande opera, i “Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze”, pubblicata quando Galileo era ormai divenuto cieco.

La cecità, tuttavia, non gli impedì di lavorare e molti collaboratori si alternarono al Gioiello per aiutarlo: Vincenzo Viviani e Evangelista Torricelli, discepoli e interlocutori di dotte discussioni scientifiche vissero con lui negli ultimi mesi di vita. Galileo morì alla Villa l'8 gennaio 1642 e fu sepolto in una stanza secondaria a Santa Croce senza celebrazioni solenni. 
Villa Galileo fa parte dell'Associazione Nazionale Case della Memoria.

 

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